Perchè

C’è una vecchia barzelletta: 

7.30 di mattina, appena alzati…

«Mamma… oggi non ho proprio voglia di andare a scuola… Tutti mi insultano, mi prendono in giro, mi dicono le parolacce…».

«Su, su, lo sai che devi andarci: primo perché ci vanno tutti, secondo perché sei il preside!». 

Purtoppo, è così. Non cadiamo nelle generalizzazioni, ma che gran parte dei cosiddetti adulti abbia toppato, è dolorosamente vero. Non sono capaci di trasmettere a quelli più giovani il vero entusiasmo, la gioia di diventare grandi, di cambiare il mondo da protagonisti.

Jack Folla, che è un avanzo di galera e Benedetto XVI, che è un nonno molto saggio, sono curiosamente d’accordo.

Il primo dice:  “Siete un numero impressionante, una bomba inesplosa, un potere non esercitato. Riscattatevi dalla diseducazione e dall’esempio avvilente che i vostri padri vi mettono nel piatto tutti i giorni. Siate i vostri padri.” 

Il secondo, proprio nel Messaggio per la nostra Festa, scrive: “Vi assicuro che lo Spirito di Gesù oggi invita voi giovani ad essere portatori della bella notizia di Gesù ai vostri coetanei. L’indubbia fatica degli adulti di incontrare in maniera comprensibile e convincente l’area giovanile può essere un segno con cui lo Spirito intende spingere voi giovani a farvi carico di questo”.  

“Riscattatevi… Siate i vostri padri… Fatevi carico… Ma qualcuno ci ha chiesto se ne abbiamo voglia?”, diranno i kari ciófani. Avete ragione, ma in realtà – vogliamo dircelo? – non c’è molta alternativa, e voi conoscete già abbastanza la noia e i suoi fantastici derivati per sapere bene in fondo al cuore che è così. 

Sapete cosa pensa Jack Folla? Qual è la cosa che realmente mi terrorizza? Che la maggioranza di voi, fratellini, non sa neppure di cosa sto parlando, non gliene può fregare di meno, ha già ceduto il cervello a chi guadagna inducendola a vestire in un certo modo, ad ascoltare una certa musica, a consumare una certa roba, a fare a meno di pensare a qualunque cosa possa distrarvi dal consumare, dal comprare, dall’essere perfetti soldatini del Niente. L’esercito più addomesticato che ci sia. Fatemi fuori, ve ne supplico, azzittitemi con un pensiero migliore. Stupitemi. Tutto purché non stiate zitti. Questo silenzio, per me, sta diventando un grido da incubo. 

Se dunque non avete ancora ceduto il cervello del tutto e se, nel fondo del cuore, sentite che c’è un desiderio vero-ma-costoso-ma-vero a cui dare voce, alla FestaGiovani dovreste trovarvi bene. Non volendo rassegnarci a non avere padri, proveremo infatti a trovarci dei fratelli.

Uno sarà Alberto, e i giovani di Rimini ci racconteranno in musical come si possa vivere “seven days with… him”. L’altro sarà il vero Grande Fratello, quel Gesù di Nazaret provincia di Galilea che incontreremo nella Messa e che non ci racconterà che la vita è semplice, che la gioia si vende al chilo, ma che non ci scaricherà addosso nessuna croce. Piuttosto si offrirà di portarla con noi: <<Venite con me, tutti voi che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare. Accogliete le mie parole e lasciatevi istruire da me. Io non tratto nessuno con violenza e sono buono con tutti. Voi troverete la pace, perché quel che vi domando è per il vostro bene, quel che vi do da portare è un peso leggero>> (Mt 11, 28-30). 

Che sia uno di cui fidarsi?

Lasciamo concludere a nonno Benedetto: “Ancora una volta vi ripeto che solo Cristo può colmare le aspirazioni più intime del cuore dell’uomo… Con la potenza del suo Spirito Egli infonde in noi la carità divina, che ci rende capaci di amare il prossimo e pronti a metterci al suo servizio… E chi si lascia guidare dallo Spirito comprende che mettersi al servizio del Vangelo non è un’opzione facoltativa, perché avverte quanto sia urgente trasmettere anche agli altri questa Buona Novella… Ognuno di voi abbia il coraggio di promettere allo Spirito Santo di portare un giovane a Gesù Cristo, nel modo che ritiene migliore, sapendo “rendere conto della speranza che è in lui, con dolcezza”. 

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